Incrociatore Corazzato Amalfi

incrociatore corazzato amalfi

Nei primi mesi della Grande Guerra i sommergibili austriaci inflissero notevoli perdite sia agli italiani che agli alleati. I francesi, in particolare, dopo aver perso in poco tempo l’incrociatore corazzato L. Gambetta, definirono il mare Adriatico (sede principale dei conflitti navali della Prima Guerra Mondiale) come “un nido di vespe”. In tal senso alludendo al piccolo naviglio che infliggeva così tante gravi perdite di navi di considerevoli dimensioni.

Nell’alto Adriatico le siluranti austriache provenienti da Pola imperversavano con continue scorrerie.

Era la notte del 7 settembre 1915. Per contrasto a dette scorrerie, il nostro incrociatore corazzato AMALFI era uscito in squadriglia con altre navi. L’obiettivo era di effettuare una operazione di bombardamento costiero contro il nemico. Era una notte di luna piena. La sagoma della possente nave si stagliò benissimo nel periscopio del sommergibile austriaco U-14. Questo in agguato a 20 mg. dalla costa, lanciò un siluro.

L’affondamento

Con precisione l’incrociatore venne colpito sul lato sinistro in corrispondenza del compartimento centrale delle caldaie. Lo scafo dell’Amalfi sbandò subito di 20 gradi. Dopo pochi minuti si capovolse, trascinato dal peso delle sue corazze verso il fondo dopo soli 6 minuti di agonia. L’evento ricorda la storia di Davide e Golia. Scomparvero 72 marinai mentre se ne salvarono 682, raccolti dalle torpediniere e dai cacciatorpediniere della scorta.

L’incrociatore prendeva il nome di corazzato perché era ricoperto da una lamiera (corazza) di 20 cm. di spessore. Questa era stata posta per per resistere al tiro nemico di superficie. La lamiera infatti ricopriva solo le fiancate della nave ma non l’opera viva (cioè la parte immersa). All’epoca un attacco dal fondo del mare non era ancora stato preventivato.

Fu a causa di questo maggior peso che la nave colpita sbandò velocemente. Altrettanto rapidamente venne trascinata sul fondo e affondò capovolta, schiacciata dal peso delle sue stesse lamiere fortificate. Proprio questo si può notare come caratterizzante l’immersione: le enormi lamiere rimaste!

Il relitto

Nel corso del dopoguerra, il bisogno di ferro che c’era per l’industria, fece si che si decidesse per il recupero delle lamiere in acciaio al nickel (lo stesso delle vecchie monete da 100 lire) della corazzatura. L’operazione avvenne non senza qualche difficoltà anche per via delle primordiali attrezzature subacquee dell’epoca.

Anche se affondato in soli 30 metri d’acqua, il relitto presentava problemi di recupero proprio perché capovolto. Fu demolito a colpi di esplosivo e benna di recupero. È per questo che oggigiorno il relitto si presenta proprio come un enorme campo di recupero. Nessuna struttura della nave si è salvata, non si riconosce più ne la prua ne la poppa. Solamente qualche lamiera è scampata dal recupero e qualche altro suppellettile.

In compenso questa notevole estensione (circa 200 mt x 100 mt) è stata ben popolata dalle più disparate specie di pesci e organismi marini.

L’immersione è consigliata ai subacquei più esperti. Infatti, la lontananza dalla costa, la profondità relativamente impegnativa e la mancanza di punti di riferimento ne determinano l’uso di appropriate tecniche di immersione non alla portata di a tutti.


Questo articolo è anche presente anche nel sito ARPA Veneto nelle pagine “Veneto d’amare” (l’ARPAV è l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto).


 


Segnaliamo i suggestivi disegni di Aldo Cherini. Sono pubblicati nel sito curato da Aldo e Corrado Cherini, nello spazio dedicato alla Marina Militare. Il suo titolo è “140 anni di costruzioni navali“.  Nel sito, tra le varie tavole è presente una bella rappresentazione grafica a matita dell’incrociatore corazzato Amalfi.

Incrociatore corazzato Amalfi


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Amalfi – Il relitto ultima modifica: 2015-12-31T00:00:53+01:00 da Dino Basso
Amalfi – Il relitto ultima modifica: 2015-12-31T00:00:53+01:00 da Dino Basso

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